COS’E’ L’A.R.V.A.?……

 

 
 
 A.R.VA. (APPARECCHI DI RICERCA IN VALANGA): ESERCIZI PER UN APPRENDIMENTO PIU’ FACILE

Ormai tutti riconoscono che l’Arva (Apparecchio di Ricerca in Valanga) è uno strumento indispensabile per affrontare con maggiore sicurezza la montagna innevata per le più svariate attività, sia in campo sportivo sia professionale: sci alpinismo, escursionismo invernale con o senza racchette, sci di fondo escursionistico, fuoripista, snow-board, alpinismo invernale e anche estivo su ghiacciaio o alta montagna, cascate.

L’Arva, infatti, abbinato ad una sonda e ad una pala, è il solo strumento che garantisce di poter intervenire immediatamente per prestare aiuto nella malaugurata ipotesi di un incidente in valanga; in questo caso si parla di Autosoccorso, l’unica azione che lascia qualche chance di ritrovare il sepolto ancora in vita. Infatti, nel caso di incidente in valanga, l’aiuto esterno del soccorso organizzato è di solito tardivo e di conseguenza l’unica speranza di salvare il travolto è quello di localizzarlo e tirarlo fuori dalla neve entro pochi minuti, cosa possibile solo con l’Arva usato da compagni di gita ben addestrati ad eseguire questo tipo di ricerca: avere l’Arva ma non essere capaci di usarlo correttamente – anche sotto stress – serve a poco, come dimostra un recente studio del Brugger (Medico del soccorso alpino dell’AVS e del Servizio Valanghe Italiano), che ha voluto quantificare esattamente gli indici di ritrovamento e mortalità (vedi SVI Notizie n.1).

Per imparare ad usare l’Arva correttamente è necessario fare molta pratica ed esercitarsi al suo impiego con progressione e soprattutto costanza. L’obiettivo da raggiungere è di vitale importanza: essere preparati a risolvere in pochi minuti – e senza prova d’appello – un problema la cui rapida soluzione può salvare la vita ad un nostro compagno di gita!

La fase di apprendimento è spesso tralasciata e sottovalutata; essa invece è molto importante e per comodità possiamo ritenerla composta da esercizi di conoscenza dell’Arva ed esercizi di ricerca.

Ogni apparecchio si differenzia dagli altri, anche se della stessa marca, e ogni orecchio è diverso da un altro; è quindi molto importante conoscerli bene ed allenarsi a sfruttare al meglio le potenzialità di entrambi.

Per fare questi esercizi sono necessari almeno due apparecchi compatibili per frequenza di trasmissione e un terreno innevato di almeno 100 m. di lunghezza e 50 m. di larghezza (NB: alcuni esercizi possono anche essere fatti con profitto anche in città su terreno non innevato). E’ necessario trascrivere su un foglio i risultati ottenuti nei vari esercizi: sarà interessante confrontare i dati tra loro e in seguito a più sedute di allenamento.

Esercizi di conoscenza dell’Arva

Sembra ridicolo, ma la prima cosa da fare è quella di leggere attentamente il manuale d’istruzioni allegato all’apparecchio acquistato: è fonte di informazioni specifiche che non si possono tralasciare (ad esempio dove si trova e com’è disposta l’antenna, oppure l’autonomia, come funziona il test delle pile o il commutatore, ecc.).

1) Mettere per terra un Arva verticale acceso in trasmissione: dritti in piedi con un’Arva in ricezione (volume 1/2) tenendolo ben fermo, ruotare lo stesso da una posizione verticale ad una orizzontale per apprezzare le differenze di intensità del segnale (maggiori con l’Arva verticale – antenne parallele – e minori con l’Arva orizzontale – antenne perpendicolari – ).

Ripetere l’esercizio mettendo l’Arva per terra in posizione orizzontale (in questo caso il segnale è più forte con l’Arva in ricezione tenuto orizzontale – ancora antenne parallele -)

Obiettivo: prendere atto dell’importanza della posizione delle antenne fra loro.

2) Definire la portata massima del nostro apparecchio ponendo per terra un’Arva in trasmissione e allontanandoci da questo con il nostro Arva in ricezione, volume massimo e antenne parallele fra loro: continuare a camminare lentamente fino a che il segnale intermittente (bip-bip) diventa un fruscio non più utilizzabile. Segnare quel punto e misurare la distanza percorsa. L’ideale sarebbe ripetere più volte la prova cambiando anche l’Arva che trasmette.

Obiettivo: avere un’idea precisa della portata massima del proprio Arva e poter quantificare la portata utile (1/5 della portata massima).

3) Ripetere l’esercizio 2) definendo la portata massima dell’Arva a vari volumi di ricezione: misuriamo la portata massima con volume 1, poi 2, 3 e così via fino al 9.

Obiettivo: valutare a che distanza si possono udire segnali ai vari volumi di ricezione.

4) Definire la portata minima del nostro apparecchio ripetendo l’esercizio 2) ma questa volta con le antenne dei due Arva disposte perpendicolarmente fra loro.

Obiettivo: rendersi conto della grande differenza esistente tra portata massima e minima e quindi tra antenne parallele e perpendicolari.

5) Ripetere l’esercizio 3) definendo la portata minima dell’Arva a vari volumi di ricezione: misuriamo la portata minima con volume 1, poi 2, 3 e così via fino al 9.

Obiettivo: valutare a che distanza si possono udire segnali ai vari volumi di ricezione.

6) Premessa: quando due Arva – uno in trasmissione e l’altro in ricezione – hanno le antenne perpendicolari fra loro, può verificarsi “l’effetto due massimi”: invece di sentire il segnale più forte sulla verticale dell’apparecchio che trasmette, sentirò due massimi in posizione più laterale e al centro avrò invece il segnale minimo.

Pertanto, variando la posizione di due Arva – uno per terra e uno in mano – cercare di trovare la posizione nella quale si verifica “l’effetto due massimi”: ripetiamo, sulla verticale dell’Arva che trasmette sento il segnale minimo, mentre ai lati sento due segnali massimi.

Obiettivo: prendere atto del possibile verificarsi di questa situazione molto sfavorevole per la ricerca. Capire quali possono essere gli errori che si rischia di commettere e quali possono essere le contromisure: ad esempio ruotare l’apparecchio in ricezione.

7) Segnare sul bordo di un tavolo delle tacche ogni 5/10 cm. per una lunghezza complessiva di circa 2 m.; all’esterno si può fissare una sonda a due bastoncini piantati nella neve. Mettere per terra un Arva in trasmissione, sotto al tavolo in corrispondenza della verticale della tacca centrale. Partendo dal centro, prima da una parte e poi dall’altra, far scorrere sul tavolo l’Arva in ricezione (antenne parallele – volume 3 all’inizio) e segnare con un oggetto i due punti in cui si percepisce la prima diminuzione di intensità del segnale a destra e a sinistra; riprovare più volte – diminuendo il volume – con l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile alla tacca centrale disegnata sul tavolo.

Ripetere l’esercizio con i due Arva disposti con le antenne perpendicolari.

Note: l’esercizio può essere fatto prima con l’Arva in trasmissione a vista e poi nascosto.

Obiettivo: acquisire sensibilità e precisione nella fase di ricerca finale.

8) Una persona mette sotto un tavolo – a nostra insaputa – un’Arva in trasmissione. Spostando con movimenti a croce l’Arva in ricezione sul tavolo, si deve individuare la verticale del punto in cui l’Arva che trasmette si trova: si segni il punto con un oggetto e si verifichi il risultato. Provare prima con le antenne parallele e poi perpendicolari.

Obiettivo: acquisire sensibilità e precisione nella fase di ricerca finale.

9) Una persona tiene un’Arva in trasmissione in una posizione ben precisa dietro la schiena: di fronte, con un Arva in ricezione (volume 1/2) a circa 2/3 m., si deve trovare l’esatta posizione dell’Arva nascosto (verticale, orizzontale in direzione XY, obliquo, ecc)

Obiettivo: imparare a trovare l’esatta posizione dell’Arva sepolto.

10) Più persone si dispongono in cerchio (diametro di circa 5/10 m.) tutte con dietro la schiena un’Arva; una di loro lo mette in trasmissione. Stando al centro del cerchio si deve trovare chi ha l’Arva che trasmette. Provare prima con le antenne parallele e poi perpendicolari.

Ripetere l’esercizio ma oltre a trovare l’Arva che trasmette, si deve individuare la sua posizione nello spazio. Le antenne sono parallele o perpendicolari?

Obiettivo: vedi esercizi 8 e 9.

11) Con un’Arva in trasmissione ci si mette a circa 1 m. di fronte a un compagno che invece tiene in mano il nostro Arva in ricezione: il compagno metterà il commutatore ad un volume di ricezione qualsiasi (esempio 5) e si dovrà riuscire a valutare il livello di volume.

Ripetere l’esercizio a distanze maggiori fra i compagni e con gli apparecchi disposti anche in modo diverso tra loro (antenne parallele e poi perpendicolari).

Obiettivo: imparare a riconoscere il volume di ricezione dall’intensità del suono emesso.

12) Immaginare sul terreno due linee parallele lunghe circa 100 m. e distanti tra loro una ventina di metri. Un compagno nasconderà in un punto qualsiasi di una delle due linee un’Arva in trasmissione dichiarando la posizione dell’antenna. Correndo lungo la linea opposta, con l’Arva in ricezione (volume 9) e antenna parallela all’Arva in trasmissione, individuare il punto in cui il segnale sentito è quello di massima intensità. Verificare la reale distanza dal punto in cui si trova l’Arva in trasmissione.

Note: non è importante se all’inizio non sentiamo alcun segnale, anzi sarebbe meglio. Questo esercizio va ripetuto più volte e deve essere eseguito correndo velocemente per abituare l’orecchio alle variazioni di segnale.

Ripetere l’esercizio variando la distanza tra le due linee parallele e ponendo le antenne dei due Arva perpendicolari fra loro.

Obiettivo: Abituarsi a sentire il primo segnale correndo e imparare a valutare al primo colpo il punto di massima intensità del segnale.

13) Ripetere l’esercizio 12 ma questa volta provando ad abbassare – man mano che lo si ritiene consigliabile e ci si sente sicuri – il volume di ricezione mentre si corre; questa operazione, abbastanza complicata, se ben eseguita dovrebbe dopo alcune ripetizioni permettere di ridurre i tempi di ricerca in generale. infatti abbassare il volume riduce la portata dell’Arva e ne aumenta la precisione e la sensibilità; la maggior precisione consente di ridurre lo spazio nel quale si ritiene di sentire sempre la stessa intensità di segnale. Con un po’ di pratica si riuscirà a ridurre il numero di tratti perpendicolari percorsi in tutta la fase di ricerca, con evidente possibile risparmio di tempo.

Obiettivo: velocizzare la fase di ricerca del primo segnale e abituarsi a lavorare sul commutatore/volume correndo

14) Questo esercizio è molto simile agli esercizi 12 ma abitua ad effettuare la ricerca del primo segnale intervenendo sulla valanga con più persone. Una decina di persone si dispongono a posizioni alterne (5 per parte) su due linee immaginarie parallele distanti tra loro circa 50 metri. La distanza tra due persone sulla stessa linea è di circa 20 metri. Una di queste persone accende il suo Arva in trasmissione. Chi esegue l’esercizio dovrà correre nel centro delle due linee con il suo Arva in ricezione al volume massimo e dovrà fermarsi il più vicino possibile all’Arva che trasmette.

Esercizi di ricerca

Tracciare chiaramente un campo di ricerca innevato di circa 50 metri X 50. Questo deve essere ben calpestato e possibilmente offrire qualche elemento naturale caratteristico (pianta, sasso, ruscello, ecc.).
La descrizione che segue presuppone la buona conoscenza dei sistemi tradizionali di ricerca (eventualmente consultare il manuale di istruzione degli Arva o un buon testo didattico):

Fase di ricerca del primo segnale, per una o più persone, con e senza sci, in salita o in discesa.

Fase di localizzazione dal punto di ricezione del primo segnale con il metodo delle linee perpendicolari (all’inizio della fase di apprendimento tenere sempre l’Arva in posizione verticale); successivamente provare a effettuare la ricerca con il metodo direzionale (a chiocciola).

Fase della ricerca finale con il metodo delle linee perpendicolari.

Nota: in tutti questi esercizi l’Arva sepolto deve essere posizionato in modo da variare di volta in volta l’esecuzione dell’esercizio, ad esempio la prima volta nel centro del campo di ricerca, poi ad una estremità, poi molto in alto ecc. ecc. in modo da non abituare il ricercatore ad una esecuzione standard della procedura.

15) All’interno del campo di ricerca viene seppellito sotto 20 cm. di neve un’Arva in trasmissione. Con l’Arva in ricezione (volume 3/4) provare più volte la procedura di ricerca del primo segnale fino a che la sua esecuzione risulti chiara e naturale. Ripetere la prova con 2/4 persone che cercano il primo segnale contemporaneamente. Se si vuole insistere su questa importante fase di ricerca è consigliabile interrompere la ricerca al primo segnale e ricominciare concentrandosi solo su questa parte della procedura..

Obiettivo: familiarizzare la fase di ricerca del primo segnale e renderla il più possibile automatica. E’ la parte della ricerca nella quale si compiono la maggior parte di errori anche grossolani (volume elevato, scarsa capacità di osservare, indecisioni, panico iniziale ..)

16) All’interno del campo di ricerca viene seppellito sotto 20 cm. di neve un’Arva in trasmissione. Una persona deve eseguire la ricerca completa con il metodo delle linee perpendicolari fino all’estrazione dell’Arva in trasmissione, partendo con volume di ricezione a scelta. Ripetere fino a compiere l’esercizio in meno di 3 minuti. Successivamente ripetere l’esercizio seppellendo l’Arva in trasmissione a 50 e poi 100 cm. di profondità.

Obiettivo: imparare la procedura di ricerca completa in modo progressivo. L’introduzione del fattore tempo è determinante ai fini dei risultati.

17) Questo esercizio è uguale all’esercizio numero 16 ma devono essere seppelliti 2 apparecchi: il ricercatore sarà invece sempre da solo. Tempo consigliato per il ritrovamento dei due apparecchi: 7/8 minuti.

Obiettivo: abituare le persone alla ricerca di due Arva.

18) Ripetere l’esercizio 15 mettendo nell’area di ricerca alcuni oggetti poco visibili: guanto, bastoncino, sci ecc. in modo da abituare il ricercatore a compiere contemporaneamente alla ricerca Arva anche la “ricerca vista-udito”.

Obiettivo: rendere la ricerca sempre più corrispondente alla realtà e inserire sempre progressivamente nuove problematiche da risolvere.

19) Provare gli esercizi 15, 16, 17 e 18 eseguendo la ricerca con il metodo direzionale, ricordando che comunque la fase della ricerca finale viene sempre fatta con il metodo delle linee perpendicolari.

Obiettivo: imparare anche questo sistema, molto apprezzato in alcune aree geografiche e di sicuro interesse per la naturalezza e semplicità delle procedure.

20) Ripetere gli esercizi 15, 16, 17, 18 e 19 facendo intervenire nella valanga più persone che cercano più Arva; far fare contemporaneamente la ricerca vista-udito; far individuare le zone primarie e secondarie di ricerca; far indicare che è il responsabile dell’autosoccorso; far dire a che punto della ricerca si prende la decisione di partire a valle per la richiesta di soccorso organizzato; con che modalità e informazioni si parte per la chiamata di soccorso.

Obiettivo: esercitarsi all’autosoccorso nella sua completezza.

Note finali: E’ importante commentare al termine di ogni esercizio gli errori fatti e le azioni corrette che hanno portato a risultati positivi.

Nel caso di esercitazioni fatte alla presenza di più gruppi, è necessario che questi siano fra loro ben distanziati, in modo da non disturbarsi reciprocamente.

Progressivamente provare gli esercizi su terreni sempre più impegnativi: terreno in pendenza, neve difficile, valanga già scesa, bosco, presenza di torrente o altri ostacoli.

Rendere gli esercizi più difficoltosi eseguendoli anche con il brutto tempo, al termine di una gita (fattore stanchezza), allarmando il ricercatore per valanghe secondarie, cronometrando i tempi e stilando una classifica dei tempi.

Durante le escursioni, quando si osservano valanghe già scese di qualunque dimensione, immaginare una ipotetica traccia d’entrata e individuare in base a questa quali potrebbero essere i più probabili punti di ritrovamento e suddividere la stessa valanga in zone di ricerca primaria e secondaria.

Gli esercizi … possono essere proposti anche sotto forma di gara.

A cura di Ernesto Bassetti
Servizio Valanghe Italiano – CAI

Hanno partecipato alla realizzazione di questa raccolta: Bruno Brunello, Giorgio Cantaloni, Massimo Esposito, Luciano Filippi, Renata Pelosini, Enzo Ronzoni, Maura Salvatori, Luigi Telmon, Francesca Vagliani, Franco Zanolli.

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