COS’E’ L’A.R.V.A.?……

19. settembre 2009

 

 
 
 A.R.VA. (APPARECCHI DI RICERCA IN VALANGA): ESERCIZI PER UN APPRENDIMENTO PIU’ FACILE

Ormai tutti riconoscono che l’Arva (Apparecchio di Ricerca in Valanga) è uno strumento indispensabile per affrontare con maggiore sicurezza la montagna innevata per le più svariate attività, sia in campo sportivo sia professionale: sci alpinismo, escursionismo invernale con o senza racchette, sci di fondo escursionistico, fuoripista, snow-board, alpinismo invernale e anche estivo su ghiacciaio o alta montagna, cascate.

L’Arva, infatti, abbinato ad una sonda e ad una pala, è il solo strumento che garantisce di poter intervenire immediatamente per prestare aiuto nella malaugurata ipotesi di un incidente in valanga; in questo caso si parla di Autosoccorso, l’unica azione che lascia qualche chance di ritrovare il sepolto ancora in vita. Infatti, nel caso di incidente in valanga, l’aiuto esterno del soccorso organizzato è di solito tardivo e di conseguenza l’unica speranza di salvare il travolto è quello di localizzarlo e tirarlo fuori dalla neve entro pochi minuti, cosa possibile solo con l’Arva usato da compagni di gita ben addestrati ad eseguire questo tipo di ricerca: avere l’Arva ma non essere capaci di usarlo correttamente – anche sotto stress – serve a poco, come dimostra un recente studio del Brugger (Medico del soccorso alpino dell’AVS e del Servizio Valanghe Italiano), che ha voluto quantificare esattamente gli indici di ritrovamento e mortalità (vedi SVI Notizie n.1).

Per imparare ad usare l’Arva correttamente è necessario fare molta pratica ed esercitarsi al suo impiego con progressione e soprattutto costanza. L’obiettivo da raggiungere è di vitale importanza: essere preparati a risolvere in pochi minuti – e senza prova d’appello – un problema la cui rapida soluzione può salvare la vita ad un nostro compagno di gita!

La fase di apprendimento è spesso tralasciata e sottovalutata; essa invece è molto importante e per comodità possiamo ritenerla composta da esercizi di conoscenza dell’Arva ed esercizi di ricerca.

Ogni apparecchio si differenzia dagli altri, anche se della stessa marca, e ogni orecchio è diverso da un altro; è quindi molto importante conoscerli bene ed allenarsi a sfruttare al meglio le potenzialità di entrambi.

Per fare questi esercizi sono necessari almeno due apparecchi compatibili per frequenza di trasmissione e un terreno innevato di almeno 100 m. di lunghezza e 50 m. di larghezza (NB: alcuni esercizi possono anche essere fatti con profitto anche in città su terreno non innevato). E’ necessario trascrivere su un foglio i risultati ottenuti nei vari esercizi: sarà interessante confrontare i dati tra loro e in seguito a più sedute di allenamento.

Esercizi di conoscenza dell’Arva

Sembra ridicolo, ma la prima cosa da fare è quella di leggere attentamente il manuale d’istruzioni allegato all’apparecchio acquistato: è fonte di informazioni specifiche che non si possono tralasciare (ad esempio dove si trova e com’è disposta l’antenna, oppure l’autonomia, come funziona il test delle pile o il commutatore, ecc.).

1) Mettere per terra un Arva verticale acceso in trasmissione: dritti in piedi con un’Arva in ricezione (volume 1/2) tenendolo ben fermo, ruotare lo stesso da una posizione verticale ad una orizzontale per apprezzare le differenze di intensità del segnale (maggiori con l’Arva verticale – antenne parallele – e minori con l’Arva orizzontale – antenne perpendicolari – ).

Ripetere l’esercizio mettendo l’Arva per terra in posizione orizzontale (in questo caso il segnale è più forte con l’Arva in ricezione tenuto orizzontale – ancora antenne parallele -)

Obiettivo: prendere atto dell’importanza della posizione delle antenne fra loro.

2) Definire la portata massima del nostro apparecchio ponendo per terra un’Arva in trasmissione e allontanandoci da questo con il nostro Arva in ricezione, volume massimo e antenne parallele fra loro: continuare a camminare lentamente fino a che il segnale intermittente (bip-bip) diventa un fruscio non più utilizzabile. Segnare quel punto e misurare la distanza percorsa. L’ideale sarebbe ripetere più volte la prova cambiando anche l’Arva che trasmette.

Obiettivo: avere un’idea precisa della portata massima del proprio Arva e poter quantificare la portata utile (1/5 della portata massima).

3) Ripetere l’esercizio 2) definendo la portata massima dell’Arva a vari volumi di ricezione: misuriamo la portata massima con volume 1, poi 2, 3 e così via fino al 9.

Obiettivo: valutare a che distanza si possono udire segnali ai vari volumi di ricezione.

4) Definire la portata minima del nostro apparecchio ripetendo l’esercizio 2) ma questa volta con le antenne dei due Arva disposte perpendicolarmente fra loro.

Obiettivo: rendersi conto della grande differenza esistente tra portata massima e minima e quindi tra antenne parallele e perpendicolari.

5) Ripetere l’esercizio 3) definendo la portata minima dell’Arva a vari volumi di ricezione: misuriamo la portata minima con volume 1, poi 2, 3 e così via fino al 9.

Obiettivo: valutare a che distanza si possono udire segnali ai vari volumi di ricezione.

6) Premessa: quando due Arva – uno in trasmissione e l’altro in ricezione – hanno le antenne perpendicolari fra loro, può verificarsi “l’effetto due massimi”: invece di sentire il segnale più forte sulla verticale dell’apparecchio che trasmette, sentirò due massimi in posizione più laterale e al centro avrò invece il segnale minimo.

Pertanto, variando la posizione di due Arva – uno per terra e uno in mano – cercare di trovare la posizione nella quale si verifica “l’effetto due massimi”: ripetiamo, sulla verticale dell’Arva che trasmette sento il segnale minimo, mentre ai lati sento due segnali massimi.

Obiettivo: prendere atto del possibile verificarsi di questa situazione molto sfavorevole per la ricerca. Capire quali possono essere gli errori che si rischia di commettere e quali possono essere le contromisure: ad esempio ruotare l’apparecchio in ricezione.

7) Segnare sul bordo di un tavolo delle tacche ogni 5/10 cm. per una lunghezza complessiva di circa 2 m.; all’esterno si può fissare una sonda a due bastoncini piantati nella neve. Mettere per terra un Arva in trasmissione, sotto al tavolo in corrispondenza della verticale della tacca centrale. Partendo dal centro, prima da una parte e poi dall’altra, far scorrere sul tavolo l’Arva in ricezione (antenne parallele – volume 3 all’inizio) e segnare con un oggetto i due punti in cui si percepisce la prima diminuzione di intensità del segnale a destra e a sinistra; riprovare più volte – diminuendo il volume – con l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile alla tacca centrale disegnata sul tavolo.

Ripetere l’esercizio con i due Arva disposti con le antenne perpendicolari.

Note: l’esercizio può essere fatto prima con l’Arva in trasmissione a vista e poi nascosto.

Obiettivo: acquisire sensibilità e precisione nella fase di ricerca finale.

8) Una persona mette sotto un tavolo – a nostra insaputa – un’Arva in trasmissione. Spostando con movimenti a croce l’Arva in ricezione sul tavolo, si deve individuare la verticale del punto in cui l’Arva che trasmette si trova: si segni il punto con un oggetto e si verifichi il risultato. Provare prima con le antenne parallele e poi perpendicolari.

Obiettivo: acquisire sensibilità e precisione nella fase di ricerca finale.

9) Una persona tiene un’Arva in trasmissione in una posizione ben precisa dietro la schiena: di fronte, con un Arva in ricezione (volume 1/2) a circa 2/3 m., si deve trovare l’esatta posizione dell’Arva nascosto (verticale, orizzontale in direzione XY, obliquo, ecc)

Obiettivo: imparare a trovare l’esatta posizione dell’Arva sepolto.

10) Più persone si dispongono in cerchio (diametro di circa 5/10 m.) tutte con dietro la schiena un’Arva; una di loro lo mette in trasmissione. Stando al centro del cerchio si deve trovare chi ha l’Arva che trasmette. Provare prima con le antenne parallele e poi perpendicolari.

Ripetere l’esercizio ma oltre a trovare l’Arva che trasmette, si deve individuare la sua posizione nello spazio. Le antenne sono parallele o perpendicolari?

Obiettivo: vedi esercizi 8 e 9.

11) Con un’Arva in trasmissione ci si mette a circa 1 m. di fronte a un compagno che invece tiene in mano il nostro Arva in ricezione: il compagno metterà il commutatore ad un volume di ricezione qualsiasi (esempio 5) e si dovrà riuscire a valutare il livello di volume.

Ripetere l’esercizio a distanze maggiori fra i compagni e con gli apparecchi disposti anche in modo diverso tra loro (antenne parallele e poi perpendicolari).

Obiettivo: imparare a riconoscere il volume di ricezione dall’intensità del suono emesso.

12) Immaginare sul terreno due linee parallele lunghe circa 100 m. e distanti tra loro una ventina di metri. Un compagno nasconderà in un punto qualsiasi di una delle due linee un’Arva in trasmissione dichiarando la posizione dell’antenna. Correndo lungo la linea opposta, con l’Arva in ricezione (volume 9) e antenna parallela all’Arva in trasmissione, individuare il punto in cui il segnale sentito è quello di massima intensità. Verificare la reale distanza dal punto in cui si trova l’Arva in trasmissione.

Note: non è importante se all’inizio non sentiamo alcun segnale, anzi sarebbe meglio. Questo esercizio va ripetuto più volte e deve essere eseguito correndo velocemente per abituare l’orecchio alle variazioni di segnale.

Ripetere l’esercizio variando la distanza tra le due linee parallele e ponendo le antenne dei due Arva perpendicolari fra loro.

Obiettivo: Abituarsi a sentire il primo segnale correndo e imparare a valutare al primo colpo il punto di massima intensità del segnale.

13) Ripetere l’esercizio 12 ma questa volta provando ad abbassare – man mano che lo si ritiene consigliabile e ci si sente sicuri – il volume di ricezione mentre si corre; questa operazione, abbastanza complicata, se ben eseguita dovrebbe dopo alcune ripetizioni permettere di ridurre i tempi di ricerca in generale. infatti abbassare il volume riduce la portata dell’Arva e ne aumenta la precisione e la sensibilità; la maggior precisione consente di ridurre lo spazio nel quale si ritiene di sentire sempre la stessa intensità di segnale. Con un po’ di pratica si riuscirà a ridurre il numero di tratti perpendicolari percorsi in tutta la fase di ricerca, con evidente possibile risparmio di tempo.

Obiettivo: velocizzare la fase di ricerca del primo segnale e abituarsi a lavorare sul commutatore/volume correndo

14) Questo esercizio è molto simile agli esercizi 12 ma abitua ad effettuare la ricerca del primo segnale intervenendo sulla valanga con più persone. Una decina di persone si dispongono a posizioni alterne (5 per parte) su due linee immaginarie parallele distanti tra loro circa 50 metri. La distanza tra due persone sulla stessa linea è di circa 20 metri. Una di queste persone accende il suo Arva in trasmissione. Chi esegue l’esercizio dovrà correre nel centro delle due linee con il suo Arva in ricezione al volume massimo e dovrà fermarsi il più vicino possibile all’Arva che trasmette.

Esercizi di ricerca

Tracciare chiaramente un campo di ricerca innevato di circa 50 metri X 50. Questo deve essere ben calpestato e possibilmente offrire qualche elemento naturale caratteristico (pianta, sasso, ruscello, ecc.).
La descrizione che segue presuppone la buona conoscenza dei sistemi tradizionali di ricerca (eventualmente consultare il manuale di istruzione degli Arva o un buon testo didattico):

Fase di ricerca del primo segnale, per una o più persone, con e senza sci, in salita o in discesa.

Fase di localizzazione dal punto di ricezione del primo segnale con il metodo delle linee perpendicolari (all’inizio della fase di apprendimento tenere sempre l’Arva in posizione verticale); successivamente provare a effettuare la ricerca con il metodo direzionale (a chiocciola).

Fase della ricerca finale con il metodo delle linee perpendicolari.

Nota: in tutti questi esercizi l’Arva sepolto deve essere posizionato in modo da variare di volta in volta l’esecuzione dell’esercizio, ad esempio la prima volta nel centro del campo di ricerca, poi ad una estremità, poi molto in alto ecc. ecc. in modo da non abituare il ricercatore ad una esecuzione standard della procedura.

15) All’interno del campo di ricerca viene seppellito sotto 20 cm. di neve un’Arva in trasmissione. Con l’Arva in ricezione (volume 3/4) provare più volte la procedura di ricerca del primo segnale fino a che la sua esecuzione risulti chiara e naturale. Ripetere la prova con 2/4 persone che cercano il primo segnale contemporaneamente. Se si vuole insistere su questa importante fase di ricerca è consigliabile interrompere la ricerca al primo segnale e ricominciare concentrandosi solo su questa parte della procedura..

Obiettivo: familiarizzare la fase di ricerca del primo segnale e renderla il più possibile automatica. E’ la parte della ricerca nella quale si compiono la maggior parte di errori anche grossolani (volume elevato, scarsa capacità di osservare, indecisioni, panico iniziale ..)

16) All’interno del campo di ricerca viene seppellito sotto 20 cm. di neve un’Arva in trasmissione. Una persona deve eseguire la ricerca completa con il metodo delle linee perpendicolari fino all’estrazione dell’Arva in trasmissione, partendo con volume di ricezione a scelta. Ripetere fino a compiere l’esercizio in meno di 3 minuti. Successivamente ripetere l’esercizio seppellendo l’Arva in trasmissione a 50 e poi 100 cm. di profondità.

Obiettivo: imparare la procedura di ricerca completa in modo progressivo. L’introduzione del fattore tempo è determinante ai fini dei risultati.

17) Questo esercizio è uguale all’esercizio numero 16 ma devono essere seppelliti 2 apparecchi: il ricercatore sarà invece sempre da solo. Tempo consigliato per il ritrovamento dei due apparecchi: 7/8 minuti.

Obiettivo: abituare le persone alla ricerca di due Arva.

18) Ripetere l’esercizio 15 mettendo nell’area di ricerca alcuni oggetti poco visibili: guanto, bastoncino, sci ecc. in modo da abituare il ricercatore a compiere contemporaneamente alla ricerca Arva anche la “ricerca vista-udito”.

Obiettivo: rendere la ricerca sempre più corrispondente alla realtà e inserire sempre progressivamente nuove problematiche da risolvere.

19) Provare gli esercizi 15, 16, 17 e 18 eseguendo la ricerca con il metodo direzionale, ricordando che comunque la fase della ricerca finale viene sempre fatta con il metodo delle linee perpendicolari.

Obiettivo: imparare anche questo sistema, molto apprezzato in alcune aree geografiche e di sicuro interesse per la naturalezza e semplicità delle procedure.

20) Ripetere gli esercizi 15, 16, 17, 18 e 19 facendo intervenire nella valanga più persone che cercano più Arva; far fare contemporaneamente la ricerca vista-udito; far individuare le zone primarie e secondarie di ricerca; far indicare che è il responsabile dell’autosoccorso; far dire a che punto della ricerca si prende la decisione di partire a valle per la richiesta di soccorso organizzato; con che modalità e informazioni si parte per la chiamata di soccorso.

Obiettivo: esercitarsi all’autosoccorso nella sua completezza.

Note finali: E’ importante commentare al termine di ogni esercizio gli errori fatti e le azioni corrette che hanno portato a risultati positivi.

Nel caso di esercitazioni fatte alla presenza di più gruppi, è necessario che questi siano fra loro ben distanziati, in modo da non disturbarsi reciprocamente.

Progressivamente provare gli esercizi su terreni sempre più impegnativi: terreno in pendenza, neve difficile, valanga già scesa, bosco, presenza di torrente o altri ostacoli.

Rendere gli esercizi più difficoltosi eseguendoli anche con il brutto tempo, al termine di una gita (fattore stanchezza), allarmando il ricercatore per valanghe secondarie, cronometrando i tempi e stilando una classifica dei tempi.

Durante le escursioni, quando si osservano valanghe già scese di qualunque dimensione, immaginare una ipotetica traccia d’entrata e individuare in base a questa quali potrebbero essere i più probabili punti di ritrovamento e suddividere la stessa valanga in zone di ricerca primaria e secondaria.

Gli esercizi … possono essere proposti anche sotto forma di gara.

A cura di Ernesto Bassetti
Servizio Valanghe Italiano – CAI

Hanno partecipato alla realizzazione di questa raccolta: Bruno Brunello, Giorgio Cantaloni, Massimo Esposito, Luciano Filippi, Renata Pelosini, Enzo Ronzoni, Maura Salvatori, Luigi Telmon, Francesca Vagliani, Franco Zanolli.

DISCESA IN CORDA DOPPIA

19. settembre 2009

 

Corda1  

 

Giunti alla vetta non ci resta che goderci un pò il panorama, scattare foto di vetta, sgranocchiare qualche cosa e prepararci per tornare alla base.
Già, ma non sempre c’è il sentiero che ci riporta a valle. E allora?
In questo caso, sicuramente, ci sono delle soste attrezzate anche per calarsi con la corda.

Le manovre da eseguire sono semplici ma sempre delicate: la minima distrazione può essere fatale. Ma eseguita con la giusta attenzione, la corda doppia, permette di superare agevolmente in discesa qualsiasi tratto che in salita sarebbe impercorribile.

Procediamo con ordine e vediamo i vari passaggi:

  1. Siamo sull’ultima sosta e ben assicurati: legati alla sosta in modo da non tenere impegnata la corda in alcun modo (con un cordino od una fettuccia). Per prima cosa garantiamoci che la corda non possa cadere in basso: se la perdiamo non abbiamo più alcun modo per scendere!
  2. si utilizza l’anello della sosta per far passare dentro un capo della corda; la si fa scorrere sino a giungere alla sua metà. Se invece utilizziamo due corde, si infila l’anello dello sosta con una delle due corde, il capo di questa deve essere collegato alla seconda corda con un nodo semplice (detto nodo galleggiante: per l’esecuzione vai alla lezione dei nodi);
    Nel caso di discesa con due corde, è preferibile lasciare il nodo di unione verso la parete: al momento del recupero eviteremo di “strozzare” il ramo sottostante.
  3. ora è necessario raccogliere gli estremi della (o delle) corda, facendo degli anelli di avvolgimento, e si lanciano le corde nella direzione di discesa (verso la sosta sottostante nel caso di più tiri, o comunque verso la base della parete). Al momento del lancio, gridare sempre “CORDA”: se un’altra cordata fosse sotto di voi, potrebbe pagarne le conseguenze!
    Nel caso utilizzassimo due corde, collegate con il nodo, facciamo molta attenzione a quale capo bisognerà recuperare una volta terminata la discesa: tirando il capo sbagliato il nodo si incastrerebbe dentro l’anello della sosta e sarebbe impossibile recuperare le corde.

 

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  1. In genere, le calate già attrezzate, sono costituite da vere e proprie catene con un grosso anello all’interno del quale quale vengono fatte passare le corde per la discesa.Nel caso raffigurato nella foto si tratta, invece, di una calata costituita da doppio cordino con un moschettone a maglia rapida.

    In ogni caso è importante che la metà della corda sia posta sul moschettone della calata per poter sfruttare tutta la lunghezza della corda (questo problema non si presenta nel caso usassimo due corde, di pari lunghezza, unite tra loro).

  1. La corda è quindi sistemata per l’allestimento della doppia. Per ricordarci che ogni passaggio deve essere eseguito con molta attenzione, tranquillità e con un certo ordine, vediamoli singolarmente:
  2. Assicurarsi
  3. Il discensore
  4. Calarsi

 

Una volta attrezzata la corda sulla sosta, è necessario assicurarsi sulla corda stessa per poterci liberare dalla sosta.
Bisogna pertanto utilizzare un cordino, realizzare un nodo autobloccante sulla corda e legarlo all’imbrago.

 

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Il nodo autobloccante viene eseguito sulla corda doppia immediatamente a valle dell’anello della sosta.

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Il cordino deve essere quindi collegato all’imbrago utilizzando un moschettone. Ricordatevi sempre di chiudere la ghiera del moschettone.

A questo punto possiamo togliere la nostra assicurazione dalla sosta: in caso di caduta l’autobloccante ci fermerebbe sulla corda di calata.

 

 

 

Ora bisogna posizionare il nostro discensore sulla corda.
Esistono diversi attrezzi adibiti a questo scopo: per il loro corretto utilizzo è necessario consultare le istruzioni allegate all’attrezzo al momento dell’acquisto (Otto, GiGi, secchiello, etc.). In questa sede mi limito a descrivere l’utilizzo del discensore ad otto.
In tutti i casi è importante che il discensore venga posizionato a monte del nodo autobloccante: tra il nodo e l’anello di calata.

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Fare passare la corda doppia dentro l’anello più largo del discensore. In questo modo si crea un’asola.

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Far passare l’asola intorno all’anello più piccolo del discensore.

 

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Mettere un altro cordino dentro l’anello più piccolo del discensore e collegare il cordino all’imbrago con un secondo moschettone.

Tutto è pronto: bastano poche e semplici manovre per scendere vincendo, almeno le prime volte, la paura di “buttare” la schiena verso il vuoto…

 

Ora sì che viene il bello !!
La doppia l’abbiamo allestita: non resta che mettersi nella posizione corretta e in pochi istanti scendiamo di una lunghezza di corda senza nessuno sforzo.
Innanzi tutto, con la faccia rivolta a monte, facciamo in modo ce la corda di calata non passi in mezzo ai piedi ma da un lato.Quindi teniamo, con una mano, il nodo autobloccante: l’altra mano deve restare libera, non bisogna assolutamente aggrapparsi alla corda.

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Ora è necessario che il nostro peso gravi sul discensore: basta “buttare” il sedere indietro e puntare i piedi contro la parete. In pratica bisogna letteralmente “sedersi” sull’imbrago. Le prime volte farà sicuramente impressione pensare di buttarsi all’indietro senza sapere con precisione cosa succede o in che modo possa essere sorretto il nostro peso ….. ma dopo le prime titubanze vi assicuro che prendere dimistichezza con questa tecnica è estremamente facile e divertente.
Bisogna tenenre presente che per rallentare od aumentare la velocità di discesa è sufficiente compiere pochi movimenti con il braccio con cui si tiene in mano l’autobloccante: avvicinando ed allontanando corda, lateralmente rispetto al corpo, possiamo regolare il ritmo di discesa.

Inoltre, in caso necessità, è sufficiente lasciare il nodo perchè questo entri in funzione come freno e ci fermeremo immediatamente.

 Immagine25 Il peso del corpo deve gravare sul discensore: bisogna appendersi al cordino che collega il discensore con l’imbrago (quello blu nella foto).Contemporaneamente, con una mano, prendiamo il nodo autobloccante permettendogli di scorrere lungo la corda.

A qusto punto sarà sufficiente allontanare / avvicinare il braccio dal busto per regolare la velocità di discesa.

ASSICURAZIONE E PROGRESSIONE SU VIE ATTREZZATE (FERRATE)

19. settembre 2009

 

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Per vie ferrate si intendono tutti quei percorsi, generalmente su terreno roccioso, nelle quali sono presenti strutture artificiali come scale, funi metalliche, catene e pioli, che aiutano le realizzazione di itinerari altrimenti impossibili o solamente riservati ad alpinisti esperti.

Di seguito mostriamo le attrezzature idonee per una corretta frequentazione di vie ferrate, tenendo conto che nel caso specifico di questo tipo di arrampicata, non ponendosi il problema di ancoraggi e soste come nel caso di vie di arrampicata su roccia o ghiaccio, la catena di sicurezza deve ridurre subito l’impatto di arresto del corpo dell’alpinista in caso di caduta, impatto che , se eccessivo, diventa ovviamente pericoloso o addirittura letale.

 

SET DA FERRATA:

 

Con configurazione a  “V”, permette al dissipatore di operare correttamente, è tassativo collegare alla linea di sicurezza sempre e soltanto “uno” dei due connettori  alla volta.

NON UTILIZZARE MAI QUESTO TIPO DI ASSICURAZIONE

 Foto 1 

set ferrata

La configurazione ad  “Y” permette al dissipatore di operare anche collegando contemporaneamente alla linea di sicurezza entrambi i moschettoni, con maggiori garanzie sulla loro resistenza. Per un corretto dell’uso del set di ferrata ad “Y” e per non annullare la possibilità di annullare l’energia della caduta, è di fondamentale importanza lasciare libero da impedimenti il tratto di corda uscente dal dissipatore  (quello che viene normalmente definito  lasco)!

Foto 2

set ferrata

LA NORMATIVA UIAA 128 OMOLOGA SOLO ED ESCLUSIVAMENTE IL SET AD FERRATA  A “Y”.

 

I MOSCHETTONI:

I connettori  (noti più comunemente come moschettoni) da ferrata sono dotati di un meccanismo di chiusura automatica e presentano particolari caratteristiche tecniche. In breve sono realizzati in modo da garantire carichi a rottura superiori a quelli dei normali moschettoni ed inoltre sono più robusti per sopportare meglio il continuo sfregamento lungo la linea di sicurezza. Da normativa EN 12275 i moschettoni da ferrata sono punzonati dal simbolo “K” dal tedesco Klettersteig (via ferrata).

Foto 3

 

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IMBRACATURE:

l’imbracatura bassa è quella utilizzata dalla stragrande maggioranza dei casi. Non ci sono particolari indicazioni a riguardo, salvo ovviamente il fatto che anch’essa deve essere omologata CE, norma EN12277. L’unico punto a suo sfavore è relativo al ribaltamento dopo la caduta. Nel caso in cui si affronti una ferrata con uno zaino, leggero o pesante che sia, e avvenga una caduta con perdita di coscienza è possibile che il corpo del farratista si ribalti, cosa che, ovviamente, è meglio evitare. Per questo motivo, è sempre da preferire un’imbracatura completa o combinata.

Foto 4                                                                                                 Foto 5

     Immagin

CASCO:

 

Il casco deve proteggere la testa e la colonna vertebrale dell’alpinista da sollecitazioni violente derivate dalla caduta di pietre o ghiaccio, da urti contro la parete o altri ostacoli durante un’eventuale caduta.

Un casco che abbia ottenuto l’omologazione europea EN 12492deve riportare: codice della norma, nome e marchio del fabbricante, nome o sigla del modello, dimensioni del casco, anno di fabbricazione, periodo per il quale è garantita la sicurezza.

Foto 6

Immaginecaschi

ALCUNE REGOLE

1                  

  Utilizzare sempre e in ogni caso il casco, imbracatura, set da ferrata e moschettoni certificati CE

2                   

Utilizzare i moschettoni di  tipo “K” appositamente realizzati e testati per l’utilizzo in ferrata

3                   

Controllare sempre il corretto collegamento del set di ferrata all’imbracatura

4                   

Se si utilizza un set a “Y”, mantenere sempre entrambi i  moschettoni agganciati al cavo sganciandoli uno alla volta per superare l’infisso di frazionamento.  Se si utilizza il set a “V” è necessario collegare al cavo un solo moschettone per volta tranne che nell’attraversamento di un punto di frazionamento, ove entrambi i moschettoni devono essere collegati

5                   

Diffidare comunque dei sistemi a “V”, che non permettono di procedere mantenendo entranbi i moschettoni collegati al cavo di sicurezza.

6                   

Mai collegare un moschettone per collegare il set da ferrata all’imbracatura. Utilizzare le fettucce cucite normalmente fornite al corredo del set o la corda del set stesso o, in alternativa utilizzare un semiround (mallo rapide, o maglia rapida)certificato per l’alpinismo tipo Q

7                   

Mantenere un lasco di corda in uscita dal dissipatore di almeno 120cm senza elementi che possano intralciare il suo scorrimento nel dissipatore

8                   

Sostituire SEMPRE il materiale usurato dopo un volo

9                   

Controllare sempre lo stato e la sicurezza delle attrezzature e delle corde fisse prima di usarle

10                

Procedere uno alla volta lungo un frazionamento o, ancora meglio, lasciare un frazionamento libero tra chi precede e chi segue.

DIFFICOLTA’ ESCURSIONISTICHE

19. settembre 2009

 

 

escursionismo

 

 

Si utilizzano le quattro sigle della scala CAI per differenziare l’impegno richiesto dagli itinerari d tipo escursionistico. Questa precisazione è utile non soltanto per distinguere il diverso impegno richiesto da un itinerario ma anche per definire bene il limite tra difficoltà escursionistiche e alpinistiche.

 

T = TURISTICO

-          Itinerari su stradine, mulattiere o larghi sentieri, on percorsi no lunghi, ben evidenti e che non pongono incertezze o problemi di orientamento. Si svolgono di solito sotto i 2000metri. Richiedono una certa conoscenza dell’ambiente montano e una preparazione fisica alla camminata

E = ESCURSIONISTICO

-          Itinerari che si svolgono su sentieri di ogni genere, oppure su evidenti tracce di passaggio in terreno vario (pascoli, detriti, pietraie), di solito con segnalazioni; possono esservi brevi tratti pianeggianti o lievemente inclinati di neve residua dove, in caso di caduta, la scivolata si arresta in breve spazio e senza pericoli. Si sviluppano a volte su terreni aperti, senza sentieri ma non problematici, sempre con segnalazioni adeguate. Possono svolgersi su pendii ripidi, dove tuttavia in tatti esposti sono in genere protetti o assicurati (cavi).Possono avere singoli passaggi, o tratti brevi su roccia, non esposti non faticosi ne impegnativi, ma grazie alla presenza di attrezzature (scalette, pioli, cavi) che però non necessitano l’oso di equipaggiamento specifico (imbragatura, moschettoni, ecc.). Richiedono un certo senso di orientamento, come pure una certa esperienza e conoscenza dell’ambiente alpino, allenamento alla camminata, oltre a calzature ed equipaggiamento adeguati. Costituiscono la grande maggioranza dei percorsi escursionistici sulle montagne italiane.

 

EE = PER ESCURSIONISTI ESPERTI

-          Si tratta di itinerari generalmente segnalati ma che implicano una capacità di muoversi su terreni particolari. Sentieri o tracce su terreno impervio ( pendii ripidi e/o scivoloso di erba,o misti di rocce ed erba, o di roccia e detriti). Terreno vario, anche  quote relativamente elevate (pietraie, brevi nevai non ripidi, pendii aperti senza punti di riferimento, ecc.). Tratti rocciosi, con lievi difficoltà tecniche (percorsi attrezzati, vie ferrate fra quelle di minor impegno). Rimangono esclusi invece i percorsi su ghiacciai, anche pianeggiante e/o all’apparenza senza crepacci (perché il loro attraversamento richiederebbe l’uso della corda e della piccozza, nonché la conoscenza delle manovre di assicurazione). Necessitano : esperienza di montagna in generale e una buona conoscenza dell’ambiente alpino; passo sicuro e assenza di vertigini; equipaggiamento, attrezzatura e preparazione fisica adeguate. Per i percorsi attrezzati è inoltre necessario conoscere l’uso dei dispositivi di autoassicurazione (moschettoni, dissipatore, imbragatura, cordini).

 

EEA = PER ESCURSIONISTI ESPERTI, CON ATTREZZATURE

-          Questa sigla si utilizza per certi percorsi attrezzati o vie ferrate, al fine di preavvertire l’escursionista che l’itinerario richiede l’uso dei dispositivi di autoassicurazione

DIFFICOLTA’ SCIALPINISTICHE

19. settembre 2009

sci alpinista

Per le ascensioni scialpinistiche vengono usate le sigle della sala Blachère, che valuta nel suo insieme l’itinerario con riferimento alla capacità tecnica dello sciatore.

MS         Itinerario per sciatore medio (che padroneggia pendii aperti di inclinazioni moderata)

BS           Itinerario per buon sciatore ( che è in grado di curvare e di arrestarsi in breve spazio e nel punto voluto, su pendii inclinati fino a c.30°, anche con condizioni di neve difficili).

OS          Itinerario per ottimo sciatore (che ha un’ottima padronanza dello sci anche su terreno molto ripido,con tratti esposti e passaggi obbligati). L’aggiunta della lettera A indica che ‘itinerario presenta anche caratteri alpinistici (percorso di ghiacciai, di creste, di tratti rocciosi, a quote elevate, ecc.). In questo caso occorre attrezzatura adeguata (orda, piccozza e ramponi, ecc.)  e conoscenza del suo uso, specialmente per quanto riguardo il recupero dai crepacci.

NOTA – Non sono comprese in questa scala le discese con gli sci lungo gli itinerari alpinistici impegnativi, dette di sci stremo. Ove siano state effettuate, la notizia è citata all’itinerario interessato.

COSA METTERE NELLO ZAINO

15. settembre 2009

zaino

 

 

-          Escursioni di 1 solo giorno:

-          Provviste

-          Beveraggi

-          Thermos

-          Tessera CAI

-          Pullover

-          Berretto

-          Fazzoletti

-          Coltello

-          Occhiali da sole

-          Crema solare

-          Bussola

-          Altimetro

-          Cartina topografica

-          Macchina fotografica

-          Binocolo

-          Set di pronto soccorso

-          Guanti

-          Giacca a vento

-          Telo sopravivenza

-          Aggiunte per escursioni di 2 giorni:

-          Biancheria di ricambio 

-          Calze di ricambio 

-          Sacco letto o sacco a pelo

-          Materiale da cucina

-          Torca elettrica

-          Fiammiferi

-          Aggiunte per escursioni su ghiacciaio:

-          Corda (10mm/40mt)

-          Imbraco

-          2 cordini per nodi prusik

-          Moschettoni (uno con ghiera)

-          Chiodi da ghiaccio

-          Piccozza

-          Ramponi

-          Ghette

-          Crema protettiva per labbra

-          Berretto di lana

-          Sciarpa

-          Manopole

-          Aggiunte per ferrate

-          Caschetto da roccia

-          Set da ferrata